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Legacoop Calabria – Lorenzo Sibio: “Colpire la Valle del Marro significa colpire lo Stato. Serve una strategia regionale per trasformare i beni confiscati in opportunità di sviluppo.”

CATANZARO – «Quando vengono incendiati i terreni confiscati alla criminalità organizzata e restituiti alla collettività non viene colpita soltanto una cooperativa. Viene colpito lo Stato, viene colpita la credibilità delle istituzioni e viene messo sotto attacco un modello di sviluppo fondato sulla legalità, sul lavoro e sull’inclusione sociale».

Con queste parole il Presidente di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio, interviene in merito al grave incendio che nei giorni scorsi ha devastato gli uliveti secolari coltivati dalla Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra tra Oppido Mamertina e Gioia Tauro, interessando tre appezzamenti confiscati alla ‘ndrangheta e provocando la distruzione di una parte consistente del patrimonio agricolo gestito dalla cooperativa. Un episodio che segue di appena ventiquattro ore un altro incendio che aveva già distrutto sette ettari di coltivazioni mellifere realizzate nell’ambito degli eco-schemi della Politica Agricola Comune.

«A nome di Legacoop Calabria – prosegue Sibio – desidero esprimere la più sincera vicinanza al presidente Domenico Fazzari, ai soci, ai lavoratori e a tutta la comunità della Valle del Marro. Conosciamo bene il valore del lavoro che questa cooperativa svolge da oltre vent’anni sui beni confiscati alle cosche della Piana di Gioia Tauro. Un lavoro che non produce soltanto eccellenze agricole, ma genera occupazione, inclusione sociale, tutela dell’ambiente e speranza per un territorio troppo spesso segnato dalla presenza della criminalità organizzata.»

Per il Presidente di Legacoop Calabria, tuttavia, questo ennesimo episodio deve rappresentare anche l’occasione per aprire una riflessione sul futuro del sistema dei beni confiscati in Calabria, anche alla luce del nuovo disegno di legge nazionale in materia di gestione e valorizzazione dei patrimoni sottratti alle mafie.

«Il nuovo disegno di legge sui beni confiscati introduce elementi importanti, come il rafforzamento del ruolo dell’Agenzia nazionale, la semplificazione delle procedure di assegnazione e l’attenzione alla sostenibilità economica dei progetti di riutilizzo. Tuttavia – osserva Sibio – resta fondamentale che queste innovazioni si traducano concretamente nei territori, soprattutto in regioni come la Calabria dove i tempi lunghi e le difficoltà gestionali rischiano di vanificare gli sforzi normativi.»

Secondo Sibio, il provvedimento rappresenta un passo avanti, ma necessita di un forte coordinamento con le politiche regionali e locali per essere realmente efficace.

«Non possiamo limitarci a esprimere solidarietà ogni volta che si verifica un atto intimidatorio. È necessario costruire una strategia regionale che renda la gestione dei beni confiscati sempre più efficace, tempestiva e sostenibile. Le cooperative non possono essere lasciate sole a custodire patrimoni che appartengono all’intera collettività e che rappresentano uno dei simboli più concreti della presenza dello Stato nei territori.»

Secondo Legacoop Calabria, è ormai indispensabile avviare un confronto istituzionale con la Regione Calabria, gli enti locali e le associazioni di rappresentanza della cooperazione per definire un nuovo modello organizzativo capace di accompagnare i beni confiscati lungo tutto il loro ciclo di vita, in coerenza con le nuove disposizioni legislative.

«Troppo spesso – evidenzia Sibio – tra il sequestro, la confisca definitiva e l’assegnazione trascorrono anni durante i quali aziende agricole, immobili e patrimoni produttivi subiscono un progressivo deterioramento, con il rischio di perdere valore economico e sociale. Il disegno di legge prova a intervenire su questi ritardi, ma serve un’applicazione concreta che consenta di agire già nelle fasi precedenti all’assegnazione definitiva, predisponendo strumenti amministrativi e gestionali adeguati.»

Per Legacoop Calabria il tema non riguarda esclusivamente la tutela della legalità, ma rappresenta una vera politica di sviluppo territoriale.

«I beni confiscati devono diventare laboratori di economia sociale, innovazione, agricoltura sostenibile, inclusione lavorativa e rigenerazione delle comunità. La cooperazione ha dimostrato, in Calabria e in tutta Italia, di possedere competenze, esperienza e capacità organizzativa per trasformare patrimoni sottratti alle mafie in imprese sane e produttive, capaci di creare lavoro e sviluppo.»

Un impegno che trova conferma anche nell’attività svolta negli anni da Legacoop Nazionale, protagonista di numerose iniziative per la valorizzazione dei beni confiscati e firmataria di uno specifico protocollo di collaborazione con l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati, finalizzato a favorire il recupero, la riqualificazione e la restituzione produttiva dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata attraverso il modello cooperativo.

«Quell’esperienza – sottolinea Sibio – rappresenta oggi un patrimonio di competenze che la Calabria deve saper valorizzare. Il nuovo quadro normativo può essere un’opportunità, ma solo se accompagnato da una governance regionale forte che coinvolga stabilmente istituzioni, Agenzia nazionale, associazioni cooperative, mondo del terzo settore e sistema produttivo.»

Legacoop Calabria ribadisce quindi la propria disponibilità a contribuire alla definizione di un percorso condiviso con la Regione Calabria e con tutti gli attori istituzionali interessati, affinché i beni confiscati diventino sempre più strumenti di crescita economica, coesione sociale e sviluppo sostenibile.

«La risposta agli incendi e ai tentativi di intimidazione – conclude Lorenzo Sibio – non può essere soltanto giudiziaria. Deve essere anche amministrativa, economica e politica. Ogni bene confiscato che torna a produrre lavoro, inclusione e speranza rappresenta una vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata. Difendere esperienze come quella della Valle del Marro significa difendere il futuro della Calabria e dimostrare che la legalità può diventare il motore di un nuovo modello di sviluppo.»